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PM10 - Tutto su questo inquinante


Inquinante PM10

Che cosa non è il PM10

Non è una formula chimica, dunque non è una particolare sostanza. Se con la formula chimica H2O viene identificata la molecola dell'acqua e con CO2 viene identificata l'anidride carbonica, con "PM10" non viene identificata una molecola specifica o una sostanza specifica.
 

 

Che cosa significa PM?

PM è una sigla o per meglio dire un'abbreviazione di "Particulate Matter" che tradotto in italiano significa "materiale particolato", ovvero particolato, ovvero materiale sospeso in aria, chiamato comunemente polvere. Quindi la sigla "PM" significa polvere e la polvere è fatta da tante sostanze tanto piccole e leggere da rimanere sospese in aria. La polvere dunque può essere generata anche da sostanze normalmente innocue. Un innocuo pezzo di legno se bruciato può generare fuliggine e dunque polvere; lo stesso pezzo di legno può essere segato e generare polveri. In genere possiamo affermare che ogni combustione, frammentazione e usura di materiale solido, genera polvere. Dunque, buona parte delle attività umane, generano polvere. La regola potrebbe essere: maggiore è l'antropizzazione di un territorio, maggiori sono le polveri generate. Ovviamente possono esserci anche altri fattori che generano polveri, per esempio le eruzioni vulcaniche, i pollini, il sale marino, le erosioni del suolo o certe reazioni chimiche tra gas, ma certamente nulla o molto poco possiamo fare contro le eruzioni vulcaniche o i pollini o il sale marino.
 

Perchè "10"?

La polvere o il particolato ha dunque una sola particolare caratteristica, deve essere formata da materiale piccolo in modo che lo stesso possa rimanere sospeso in aria. Ma quanto piccolo? La dimensione del particolato può variare in base al tipo di materia o alle condizioni atmosferiche, tuttavia ai fini della salute umana, il particolato che più interessa è il particolato di dimensione uguale o inferiore a 10 micron. Ecco dunque finalmente svelato il significato di PM10, ovvero particolato che ha una dimensione uguale o inferiore a 10 micron (micrometro). Ricordiamo che 1 micron (simbolo: µm), corrisponde a un millesimo di millimetro.
 

I "filtri" del PM10

L'apparato respiratorio umano, come quello di molti mammiferi, è naturalmente fornito di "filtri", in modo che agli alveoli polmonari possa arrivare aria priva di particolato.
I "filtri" sono:

  • le cavità orali e nasali;
  • la trachea e i bronchi primari;
  • i bronchi secondari;
  • i bronchi terminali.
Apparato respiratorio


Questi "filtri" hanno dunque il compito di trattenere le polveri e funzionano cominciando a trattenere nelle cavità orali e nasali, polveri aventi un diametro intorno ai 10 µm, fino ad arrivare a trattenere nei bronchi particolato avente un diametro intorno ai 2 µm. Ovviamente se questi "filtri" fossero come i "filtri dell'aria" posti su ogni autoveicolo, sarebbe semplice sostituirli una volta che si sono saturati di polvere. Il problema è che "i filtri" dei mammiferi e degli umani, non si cambiano, ma si rigenerano in un certo tempo (tempo che dipende dall'età del soggetto e dalla sua salute). Dunque se il tempo di "rigenerazione" è inferiore al tempo di "saturazione" tutto va bene, altrimenti iniziano i problemi di salute. Ovviamente, nessuno può agire sul tempo di rigenerazione dei "filtri umani", ma molto può essere fatto per aumentare il tempo di "saturazione". Infatti, come il filtro dell'aria della nostra auto si "satura" rapidamente se percorriamo strade non asfaltate e polverose, così i nostri bronchi si satureranno rapidamente se respiriamo aria ricca di polveri sottili, ovvero particolato avente un diametro uguale o inferiore a 10 µm.
 

 

L'importanza della concentrazione del PM10

Per conoscere se l'aria che respiriamo è ricca di polveri, occorre introdurre il termine concentrazione. Se nel nostro linguaggio usiamo le parole "poco" o "troppo" spesso esprimiamo un concetto di concentrazione. Per esempio, con la frase "mettere poco sale nell'acqua usata per cuocere la pasta" vogliamo dire che valutata la quantità di acqua, dobbiamo introdurre una certa quantità di sale. Dunque il concetto di concentrazione esprime una quantità di una sostanza in relazione ad altra quantità. Tornando al nostro PM10, la legge ha stabilito che la quantità di polveri di diametro uguale o inferiore a 10µm in un metro cubo di aria, non deve essere superiore a 50 microgrammi  (50 µg/m³). Dunque se la quantità di polvere presente in un metro cubo di aria è inferiore a 50 µg, i "filtri" del nostro apparato respiratorio riusciranno a trattenere la polvere e contemporaneamente a "rigenerarsi", se invece la concentrazione è superiore a 50 µg/m³ e perdura nel tempo, il nostro apparato respiratorio potrà risentirne. In sintesi possiamo affermare che i rischi possono derivare dal superamento della soglia della concentrazione e dal suo perdurare in termini di giorni. Per tale motivo la legge impone una concentrazione massima di 50 µg/m³ al giorno (24 ore) e un numero massimo di 35 gg di superamenti nell'arco di un anno solare, inoltre la concentrazione media annuale non deve essere superiore a 40 µg/m³ .
 

Chi produce più PM10?

Inquinamento da traffico stradale

Le eruzioni vulcaniche sono sicuramente grandi produttrici di polveri, ma nulla possiamo fare per fermarle. Dunque, il problema non è solo quello di individuare chi produce più PM10, ma trovare un modo per mitigare la quantità di PM10, al minor costo e senza troppo stravolgere le attività umane. Certamente il traffico veicolare è tra le attività umane ove è possibile incidere per abbassare i valori del PM10. Il traffico veicolare produce infatti PM10 dalla combustione dei carburanti e dall'usura delle gomme, asfalto, frizioni e freni. Anche il riscaldamento degli edifici è una fonte inquinante che è possibile controllare. Certamente il riscaldamento di un singolo edificio, specialmente se prodotto attraverso la combustione del metano, non è una rilevante fonte di PM10, ma se pensiamo di moltiplicare i valori PM10 di un singolo edificio per le migliaia di edifici di una città e per molte ore giornaliere di accensione, si otterranno valori significativi e inoltre, controllare la temperatura del riscaldamento non ha alcun costo, è facile e produce un risparmio di denaro. Molto spesso ci sono abitazioni troppo riscaldate, ma occorre sapere che la temperatura ideale e dunque salutare per una camera da letto è di 16°C. Da non trascurare poi è il riscaldamento con legna o suoi derivati (pellet ecc.) che produce notevoli quantità di particolato e in molti casi è solo un riscaldamento ornamentale. Dunque ammalarsi o morire per riscaldarsi troppo o per ornamento non è affatto saggio e pertanto evitiamolo accuratamente, rispettando le norme.

 

Approfondimento culturale e statistico su PM10 e altri dati ambientali

ARPAT ha pubblicato nel proprio sito web, l'Annuario dei dati ambientali 2016 della Provincia di Firenze e inoltre è consultabile ogni giorno il bollettino della qualità dell'aria.  
Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale Sanità, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove i livelli della qualità dell'aria non rispettano i limiti fissati dall'Oms e l'inquinamento dell'aria contribuisce a abbreviare l'aspettativa di vita e favorisce malattie cardiovascolari, cerebrali o bronco-pneumatiche croniche ostruttive, infezioni respiratorie e il cancro ai polmoni.
Per chi desidera approfondire consigliamo di leggere (in lingua Inglese) i dati statistici pubblicati da World Health Organization


 
Ultima Modifica: 09/01/2017

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