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Segnalazioni di illecito - Whistleblower

In attuazione dell'art.1, c. 51, della Legge  6 novembre 2012,  n.190, "Disposizioni per la prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.".


 

Fra gli strumenti e le misure che la Legge n. 190/2012 "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione" (c.d. "Legge Severino") prevede per combattere il fenomeno della illegalità e della corruzione nelle pubbliche amministrazioni, vi è anche la segnalazione di un illecito da parte del dipendente pubblico che ne è venuto a conoscenza in ragione del proprio lavoro.

Le disposizioni di principio della Legge, sono volte a incoraggiare i dipendenti pubblici a denunciare gli illeciti di cui vengano a conoscenza nell'ambito del rapporto di lavoro, contemporaneamente garantendo ad essi - che coraggiosamente e con senso civico si espongono in prima persona - la tutela della riservatezza e la protezione contro eventuali forme di ritorsione che si possano verificare sempre in ambito lavorativo.

Il dipendente che decide di effettuare la segnalazione è detto whistleblower.

Secondo l'Accademia della Crusca non esiste in italiano una traduzione che connoti con precisione il significato attribuito dal lessico americano a questo termine.Alcune opzioni lessicali utilizzate a partire dai primi del '900 si sono rivelate insoddisfacenti perché veicolano connotazioni negative di segretezza e anonimato legate a slealtà, al tradimento di un patto di fiducia, generalmente motivato da un tornaconto o un interesse personale. In nessun modo, dunque, queste voci sono associabili nella lingua italiana a un comportamento virtuoso, una manifestazione di senso civico che motiva un referente preciso, non più generico, con un tratto connotativo positivo, di impegno civile, etico, ad agire per combattere e disincentivare i fenomeni di corruzione.

Il dipendente pubblico che effettua la segnalazione è tutelato attraverso una serie di misure indicate dall'art.1, c. 51, della Legge 190, che introduce l'art. 54 bis nel Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).

In specifico, fuori dei casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell'art. 2043 del c.c., il pubblico dipendente che denuncia all'autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite dicui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

Ad avviso dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (di seguito ANAC), le condotte illecite oggetto delle segnalazioni meritevoli di tutela comprendono non solo l'intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione di cui al Titolo II, Capo I, del Codice penale (ossia le ipotesi di corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione in atti giudiziari, disciplinate rispettivamente agli artt. 318, 319 e 319 ter del predetto Codice), ma anche le situazioni in cui, nel corso dell'attività amministrativa si riscontri l'abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati, nonché i fatti in cui, a prescindere dalla rilevanza penale, venga in evidenza un mal funzionamento dell'amministrazione a causa dell'uso a fini privati delle funzioni attribuite, ivi compreso l'inquinamento dell'azione amministrativa ab externo, quali, ad esempio, sprechi, nepotismo, demansionamenti, ripetuto mancato rispetto dei tempi procedimentali, assunzioni non trasparenti, irregolarità contabili, false dichiarazioni, violazione delle norme ambientali e di sicurezza sul lavoro.

Ai sensi dell'art. 54 bis, c. 4, la segnalazione è comunque sottratta all'accesso previsto dagli artt. 22 e segg. della Legge 241/1990 e successive modificazioni.

Nell'ambito del procedimento disciplinare, l'identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell'addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l'identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell'incolpato.

La tutela non trova applicazione nei casi in cui la segnalazione riporti informazioni false rese con dolo o colpa.

L'adozione di misure discriminatorie è segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall'interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell'amministrazione nella quale le stesse sono state poste in essere.

La segnalazione può essere inoltrata anche direttamente all'A.N.AC. che ha disciplinato specifiche modalità attraverso Linee guida approvate con propria determinazione che, per completezza di informazione, vengono di seguito evidenziate.

 
 

Gestione delle segnalazioni da parte del Comune di Campi Bisenzio

 

La segnalazione deve essere indirizzata al Segretario Generale, quale Responsabile locale della prevenzione della corruzione (di seguito Responsabile della prevenzione della corruzione), soggetto funzionalmente competente a conoscere eventuali fatti illeciti, al fine di predisporre le misure volte a rafforzare il Piano di prevenzione della corruzione (pena l'attivazione nei suoi confrontidi specifiche forme di responsabilità).

La segnalazione ricevuta da qualsiasi soggetto diverso dal Responsabile della prevenzione della corruzione deve essere tempestivamente inoltrata dal ricevente al Responsabile della prevenzione della corruzione.

La mail da utilizzare è la seguente: anticorruzione@comune.campi-bisenzio.fi.it ed è indirizzata esclusivamente al Responsabile della prevenzione della corruzione.

La segnalazione viene registrata sul registro di protocollo riservato, come anche gli atti necessari per completarne la relativa istruttoria.

Tutti i dati e i documenti oggetto della segnalazione, il documento di identità personale del segnalante e quelli eventualmente acquisiti nella fase istruttoria, tenuto conto della rilevanza e della delicatezza del procedimento, sono strettamente riservati e sottratti all'accesso di cui all'art. 22 e seguenti della Legge 241/1990. Sono altresì trattati nel rispetto della normativa in materia di  protezione dei dati personali.

Il Responsabile della prevenzione della corruzione può avvalersi di un gruppo di lavoro dedicato. I componenti sono soggetti agli stessi vincoli di riservatezza e alle stesse responsabilità cui è sottoposto il Responsabile.

Le istruttorie relative alle segnalazioni sono avviate senza indugio provvedendo alla loro definizione entro 120 giorni dalla ricezione. Nel corso dell'istruttoria, potranno essere richiesti documenti.

Sulla base della valutazione dei fatti oggetto della segnalazione, il Responsabile della prevenzione della corruzione può decidere di archiviare la segnalazione in caso di evidente e manifesta infondatezza. In caso contrario ed in relazione ai profili di illiceità riscontrati, valuta a chi inoltrare la segnalazione, tra i seguenti soggetti: Dirigente/Direttore del Settore/Servizio Autonomo a cui è ascrivibile il fatto; Ufficio Provvedimenti Disciplinari, Autorità Giudiziaria, Sezione Regionale e/o Procura Regionale, Corte dei Conti, A.N.AC., Dipartimento della funzione pubblica, per i profili di propria competenza.

La tutela della riservatezza del segnalante sarà garantita anche nel momento in cui la segnalazione viene inoltrata a soggetti terzi e a soggetti interni all'Amministrazione comunale.

I soggetti interni all'Amministrazione hanno l'obbligo di informare il Responsabile della prevenzione della corruzione dell'adozione di eventuali provvedimenti di propria competenza.

La trasmissione ai soggetti esterni avverrà avendo cura di evidenziare che si tratta di una segnalazione pervenuta da un soggetto cui l'ordinamento riconosce una tutela rafforzata della riservatezza, ai sensi dell'art. 54 bis del D.Lgs. 165/2001.

Il Responsabile della prevenzione della corruzione riferisce periodicamente al Sindaco sul numero e sulla tipologia di segnalazioni ricevute e ne tiene conto al fine di meglio identificare le aree critiche dell'Amministrazione sulle quali intervenire in termini di miglioramento della qualità e dell'efficacia del sistema di prevenzione della corruzione. Tali informazioni saranno utilizzate anche per aggiornare o integrare la mappa dei rischi del  Piano di Prevenzione della corruzione e il Codice di comportamento.

I risultati dell'attività sono pubblicati sul sito istituzionale, con modalità tali da garantire comunque la riservatezza dell'identità dei segnalanti.

 

Modulo per la segnalazione di condotte illecite

Il dipendente può utilizzare il modulo predisposto o presentare la segnalazione anche con dichiarazione diversa da quella prevista nel modulo, purché contenente gli elementi essenziali indicati nel modulo. Poiché il modulo deve garantire la raccolta di tutti gli elementi utili alla ricostruzione del fatto e ad accertare la fondatezza di quanto segnalato, sono evidenziati con l'asterisco i campi da compilare obbligatoriamente.

Scarica il modulo:

 

Avvertenze ed istruzioni per la compilazione

Il segnalante avrà cura di espungere qualsiasi informazione che consenta di risalire alla sua identità.

Alla segnalazione va allegata copia di valido documento di identità personale. E' possibile allegare i documenti (possibilmente in formato pdf) ritenuti di interesse anche ai fini delle opportune verifiche dell'Autorità, in merito alle vicende segnalate.

Nel caso in cui le segnalazioni riguardino il Responsabile della prevenzione della corruzione (e/o, un funzionario facente parte del gruppo di lavoro che effettua le istruttorie, se costituito) il dipendente potrà inviare la propria segnalazione direttamente all'ANAC.

Si ricorda che resta ferma la distinta disciplina relativa ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico servizio che, in presenza di specifici presupposti, sono gravati da un vero e proprio dovere di riferire senza ritardo anche, ma non solo, fatti di corruzione, in virtù di quanto previsto dal combinato disposto dell'art. 331 del Codice di procedura penale e degli artt. 361 e 362 del Codice penale.

 

 
 
Ultima Modifica: 26/06/2017

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