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Recensione di Francesca Cecchi - 24 settembre 2004

Immagine della copertina del libro Il ragazzo che amava Shakespeare di Bob Smith

La forza della ragione

Oriana Fallaci
Milano, Rizzoli, 2004
279 p., 20 cm
Collocazione: P303.625 0917671 FAL

 
 

"In verità non so perché sono così triste". Bob Smith ha undici anni quando legge per la prima volta queste parole. La sua vita è uno schifo: un padre che lo disprezza e lo ignora, una madre nervosa e fragile, una sorella minore ritardata mentalmente, dei nonni affettuosi ma fortemente religiosi.
Bob Smith si sente "non giusto": se la sua sorellina è "non normale", lui è "non giusto" per il mondo in cui vive. Quel giorno il bambino è andato in biblioteca a studiare: piove ed è completamente bagnato. La bibliotecaria gli dice di aspettare sulla porta finché non si sarà asciugato: in quel momento nota un quadro che non aveva mai visto. Un signore con baffi e barba, grassoccio, simile ad Oliver Hardy. Ingenuamente chiede chi sia ma la bibliotecaria, impegnata a timbrare le schede, finge di non aver capito. Poco dopo il bambino è seduto da solo ad un lungo tavolo, impegnato con la tabellina del sette; la bibliotecaria si avvicina e gli lascia sul tavolo un libro. Sopra c'è lo stesso signore grassoccio e un titolo: Il Mercante di Venezia di William Shakespeare. Bob Smith lo apre e legge le prime parole: "In verità non so perché sono così triste". Improvvisamente la vita di Bob Smith si fa chiara come il sole: otto brevi parole, alcune di senso ignoto, cambieranno in maniera radicale la vita del bambino nato a Stratford (in America).

Questo episodio è raccontato a metà del libro circa perché Il ragazzo che amava Shakespeare (il titolo originale è Hamlet's Dresser) è un libro di memorie che non segue un filo preciso. Si intrecciano le vicende parallele dello scrittore: lo incontriamo ormai in età avanzata mentre legge Shakespeare agli anziani e lo ritroviamo poche pagine dopo bambino alle prese con la sua vita incasinata. Un "memoir" splendido che racconta una storia universalmente nota: nella nostra infanzia e adolescenza ciascuno di noi ha avuto bisogno di un'ancora di salvezza che ci aiutasse ad affrontare la realtà. Per Bob Smith è stato Shakespeare: da quel giorno di tanti anni prima lo scrittore trovò nelle parole del bardo inglese uno sfogo per le proprie frustrazioni, una porta da chiudere in faccia alla sua famiglia, un modo per fuggire da una sorella che per tre anni se ne sta attaccata ad un frigorifero che prende continuamente a calci: tac-ciac, tac-ciac, tac-ciac... La cosa fondamentale è che Bob Smith non è un professore: ha finito a mala pena il liceo. Il suo approccio a Shakespeare non è contaminato da un freddo accademismo, ma è puro e genuino. Le citazioni non sono mai a sproposito, anzi mostrano a tutti noi come le parole del più grande drammaturgo di tutti i tempi rispecchino sempre la realtà e significhino qualcosa di speciale per ognuno di noi: la pazzia di Ofelia, il dilemma di Amleto, la gelosia di Otello, la brama di potere di Riccardo III. Attraverso quelle parole scritte secoli e secoli prima Bob Smith riesce ad esprimere ciò che prova e che non riesce, il perché ad un certo punto smetta di essere un bravo studente e decida di scappare dalla città in cui vive.

Un romanzo fondamentale per chiunque si interessi di teatro e per chiunque non abbia mai assistito ad uno spettacolo.

 

 
 

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