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Recensione di Chiara Macherelli - 18 febbraio 2005

Immagine della copertina del libro La neve se ne frega di Luciano Ligabue

La neve se ne frega

Luciano, Ligabue
Feltrinelli, 2004
234 p. ; 22 cm
I canguri/Feltrinelli
Collocazione: P 853.914 LIG

 
 

Luciano Ligabue continua a sorprendere e si presta davvero a tutto ciò che è arte: cantautore di brani osannati ormai da più di una generazione; regista di successo con il malinconico Radiofreccia, del 1998 e con il meno applaudito Da zero a dieci, del 2002; scrittore con i racconti Fuori e dentro il borgo del 1997. Questa volta il banco di prova è sicuramente più arduo rispetto alla precedente raccolta, questa volta Ligabue si mette in gioco con un vero e proprio romanzo, ambientato nella seconda metà del 2100. Il tema, anche in ragione della collocazione temporale, sembra fin dall'inizio fantascientifico ma il titolo stesso, con una nota quasi sognante, La neve se ne frega, smentisce le false aspettative ma soprattutto il prologo futuristico dove l'autore esordisce con l'elenco dei diritti, e successivamente dei doveri, del Piano Vidor.

Una elencazione semplice, ugualitaria, comunitaria e contemporaneamente spiazzante, poco libertina e provocatoria. I protagonisti della storia sono Sogno e Natura, questi i loro meravigliosi e poetici cognomi; lui è una nascita 79 (anni) e lei una nascita 81 (anni), questo significa che dopo la fine di lui, Natura vivrà sola per altri due anni, senza il suo Sogno. Il Piano Vidor è il piano societario migliore cui l'uomo è giunto nel corso del tempo, che rispetta ogni esigenza individuale e di coppia.
I bisogni di ciascuno sono soddisfatti, quelli fisici, quelli materiali (ogni coppia ha diritto a una casa con giardino e due mezzi di trasporto), quelli sessuali (ognuno ha addirittura il diritto a un numero consigliato di adulteri nel corso della vita) e quelli emotivi (a tutti è riconosciuto, fin dalla "Sala di partenza", un compagno di vita). Tutto è (o sembra) regolato con giustizia. Tutti sono felici perché il Piano non sbaglia mai (o quasi). Sogno e Natura rientrano in questo modello alla perfezione, sfruttando tutte le occasioni che sono loro concesse. Niente di più. Così è programmato e richiesto. Ma due con questi cognomi non possono che creare qualcosa di speciale: l'incontro tra Sogno e Natura rompe ogni schema, solleva dubbi e ansie, scalza ogni certezza, pone questioni fondamentali sulla validità del rigidissimo Piano, e riporta i due protagonisti a caldi sentimenti ancestrali inspiegabili e sconosciuti ma facilmente evocabili.

Ligabue, il poliedrico Liga, si cimenta in un romanzo prettamente e squisitamente romantico e appassionato, meravigliosamente poetico ma anche dolcemente malinconico: Sogno e Natura vivono in un tutto perfetto, programmato per la felicità, ma questa realtà, opposta in ogni senso alla nostra, è talmente alienante e poco personalizzabile da porre molti interrogativi sulla loro felicità. Alla conclusione della lettura del romanzo, il nostro mondo, la nostra realtà, per quanto contraddittoria, fallace, improbabile e imprevedibile, insicura, precaria e angosciosa, ci appare l'unica auspicabile in quanto davvero e semplicemente umana. Solo la neve, che se ne frega del Piano Vidor, può salvare i nostri protagonisti dal controllo totale, dando loro la possibilità di essere quello che realmente sono, senza il perenne occhio da grande fratello a controllare ogni singola parola pronunciata.

 

 
 

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