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Recensione di Chiara Macherelli - 7 Ottobre 2005

Immagine della copertina del libro La zia marchesa di Simonetta

La zia marchesa

Simonetta Agnello Hornby
Feltrinelli, 2004, 322 p., 22 cm.
Coll: 853.914 AGN

 
 

A distanza di due anni dalla pubblicazione del romanzo La mennulara, Simonetta Agnello Hornby si riappropria della Sicilia ottocentesca, cruda e agre, vera e popolana, decadente e magnifica con questa seconda storia, La zia marchesa, donna realmente vissuta nella seconda metà del XIX secolo, che ha stimolato la sua curiosità. L'impianto narrativo, ricco e convincente come nel primo romanzo, è strutturato su più livelli: tutti vogliono parlare, sembra che ogni singolo personaggio voglia bucare la pagina per acquisire un posto di tutto rispetto nella storia, che è intessuta in primo luogo dalle parole di Amalia Cuffaro, balia di Costanza Safamita, appunto la zia marchesa. La narrazione quindi procede vivace con ritorni al presente, anche se fugaci, i quali permettono salti temporali e spaziali nella vita di Costanza. Lo stile, appassionante, tiene il lettore legato alla Sicilia: caratteristica precipua della Agnello Hornby, infatti, è quella di impregnare e saturare la scrittura con parole appartenenti al siciliano che, come afferma l'autrice, "non è mai stato un dialetto, bensì la lingua della tenerezza, della rabbia e della saggezza, una lingua intima e domestica". In particolar modo, questa tecnica le permette di avvicinarsi ai cosiddetti personaggi minori che, al contrario, nei suoi racconti, acquistano un'importanza rilevante proprio perché contribuiscono ad arricchire e anche a ricostruire le vicende e il susseguirsi degli eventi. Costanza è la secondogenita dei baroni Domenico e Caterina Safamita, tra loro zio e nipote. La piccola, nata dopo un parto sofferto, nasce con i terribili e temuti capelli rossi, e fin dall'inizio è vista da tutti come diversa dagli altri. La sua è un'infanzia infelice, tremenda, vuota, sempre alla ricerca dell'amore della madre che la rifiuta fin dalla nascita, fino a diventare crudele, aggressiva e violenta, e che non la riconoscerà mai come figlia a differenza dei due figli maschi Stefano e Giacomo. Costanza può contare solo sull'amore incondizionato del padre e di Amalia, balia sempre pronta ad accoglierla tra le sue braccia. Proprio il padre, consapevole delle incapacità dei figli maschi e per riscattare la figlia dai tanti torti subiti, decide di lasciare la figlia come unica erede dei beni di famiglia, creando dissapori e tensioni tra i tre fratelli. Questo costringe Costanza ad affrontare non solo la buona società palermitana per trovare marito, ma anche le proprie paure e le proprie insicurezze tipiche di chi, fin da piccolo, si è sempre sentito un diverso. La scelta, che si rivelerà infausta, cade sul marchese Pietro Patella di Sabbiamena, donnaiolo incallito, squattrinato e scialacquatore. Il matrimonio, voluto per amore da parte di Costanza, ma per interesse da parte di lui, farà ancora soffrire terribilmente la giovane sposa che però si rivela orgogliosamente presente a se stessa, capace di gestire il suo dolore e la sua vita, oltre alle finanze, riuscendo ad andare contro ai benpensanti siciliani e alle norme non scritte che regolavano i rapporti sociali. Donna fiera e battagliera, Costanza deciderà sempre quello che ritiene giusto per sé. Fino alla morte, voluta e scelta a 36 anni nell'unico momento in cui credeva di essere arrivata a conoscere la felicità.

 

 
 

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