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Recensione di Anna Milazzo - 27 febbraio 2008

Immagine della copertina del libro Troppo amore di Almudena Grandes

Troppo amore

Almudena Grandes
Guanda, 2004, 166 p.

Coll P 863.64 GRA

 
 

Triste esempio di letteratura spagnola dove il talento si assoggetta alla logica del mercato e il romanzo, con il passare del tempo, non sarà altro che un racconto da chiosco.
È buona norma che uno scrittore per descrivere un ambiente vi si debba inoltrare anima e corpo, debba studiarlo e frequentarlo.
La Grandes pretende di parlare d'arte usando frasi fatte, ovvietà, senza conoscere i grandi pittori che hanno segnato la storia dell'arte.
Lo stesso vale per la personalità dei tre ragazzi aspiranti pittori. Jaime disegna su richiesta una Vergine di Raffaello, una ballerina di Degàs, una tahitiana di Gauguin, ecc. e più che come pittore viene presentato come un fenomeno da circo.
La Grandes preoccupata quasi esclusivamente del comportamento sessuale dei tre protagonisti non fa altro che, come nell'arte, sfiorare il sesso scambiandolo per l'amorale e il grottesco.
Niente sa la Grandes di sesso e allora cerca di esprimerlo con il turpiloquio. Il linguaggio è tirato via, talvolta sfocia nel folklore, salvo quando si ricorda di essere letterata e sfoggia frasi fatte o poco comprensibili.
Anche nel sesso i personaggi più che ribelli sono patetici. Marcos, l'arcangelo caduto è banalizzato, niente ci dice la scrittrice del suo tormento per la sua impotenza. Forse perché anche la Grandes soffre di impotenza espressiva.
Il sesso propriamente umano è qualcosa di molto bello e profondo, ma per la scrittrice non è altro che qualcosa di animalesco, sporco e caricaturale.
L'erotismo non si affaccia in nessuna riga scritta da lei, presumendo che degradando la figura femminile a mera donna (oggetto in mano a due machos colti) si possa cogliere quel mistero che è la sensualità.
Il capitolo della morte è una profanazione di un tema che la letteratura ha sempre affrontato con rispetto e dignità. Lei descrive soltanto la funzione funebre e si crogiola nelle parole che arrivano dalla moglie di Marcos agli orecchi di Jose: la dipingeva in tutti i particolari del suo corpo.
Niente sappiamo dei sentimenti di Jaime verso Marcos, ma forse è meglio così perché la Grandes ci ha evitato almeno una delle tante banalità.
Possibile che la letteratura spagnola, così ricca di poesia, di profondità, di cura del linguaggio e di ricerca di emozioni autentiche possa cadere, con il consenso dell'editoria, a livelli tanto poveri e insignificanti?

 

 
 

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