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Recensione di Maila Meini - 10 dicembre 2009

Immagine della copertina del libro The dome di Stephen King

The dome

Stephen King,
Sperling & Kupfer, 2009, 1037 p.
 
Coll P FAN 813.54 KIN

 
 

 Ho appena finito di leggere The dome di Stephen King, in assoluto il mio scrittore preferito. Non mi ha mai deluso e lo leggo da una vita, ormai, la mia e la sua, in tutte le sfumature e anche sotto pseudonimo. Nella mia biblioteca personale, su due scaffali tutti per lui, in doppia fila, fanno bella mostra di sé 42 libri che il mio eroe ha scritto con il nome di Stephen King (tra cui alcune antologie di racconti e 3 saggi), 7 volumi della serie fantasy "La torre nera", 6 con il nick di Richard Bachman.
Non mi ha deluso nemmeno stavolta; l'unico cruccio che mi logora, questa volta come le altre, è che, nonostante le 1038 pagine di testo, anche questo, purtroppo, è finito.
Mi ci sono dedicata quasi ininterrottamente da martedì a oggi. È come al solito SPET-TA-CO-LA-RE! Non è un vero e proprio horror, come quelli che lo precedono: è qualcosa di meno e, contemporaneamente, qualcosa di più. Di meno non ha l'aspetto splatter tanto caro agli amanti del genere, quelli dal palato meno fino; di più, ha la caratteristica di essere un grande "romanzo corale" in cui tutti sono protagonisti, ognuno a suo tempo, e i personaggi sono a fuoco, sempre: li vedi, li ascolti, li capisci, li ami o li disprezzi, ma sono comunque i tuoi vicini di casa, i tuoi compaesani, altrettanto familiari quanto quelli in carne e ossa. La trama? Per non rovinare le aspettative di nessuno, dirò soltanto che è un po' una Peyton Place di fantascienza.
King ha la geniale capacità di saper rovesciare "il punto di vista" nel creare le sue storie: così, immaginiamoci di mettere una boccia di vetro su un formicaio e di osservare il comportamento delle formiche imprigionate. Chi non l'ha fatto da bambino? Chi non ha commesso una crudeltà simile, innocente nelle intenzioni, devastante nelle conseguenze, il cui ricordo riaffiora in superficie nella nostra coscienza di adulto solo ogni tanto e galleggia in una pozza d'acido? Bene, under the dome, cioè "sotto la cupola" ci siamo noi, le formichine umane e l'horror vero è quello che c'è nei cuori della gente comune, che non lo trattiene più quando lo stress la fa da padrone per troppo tempo.

 

 
 

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