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Recensione di Gianna Batistoni - 4 febbraio 2010

Immagine della copertina del libro Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati

Il bambino che sognava la fine del mondo

Antonio Scurati
Bompiani, 2009, 245 p.
 
Coll. P 853.914 SCU

 
 

Non si può evitare di accennare al coinvolgimento autobiografico di Scurati in questo suo ultimo romanzo, quando fin dalla copertina ci troviamo lo sguardo indefinibile del bambino che è stato, in un "ritratto (fotografico) dell'autore da cucciolo".
Poi, ogni volta che leggiamo, c'è quel narratore che tanto gli somiglia, almeno professionalmente, e ci sono anche quegli squarci notturni sugli episodi di sonnambulismo, di cui gli abbiamo sentito raccontare a Torino, all'ultima Fiera del Libro, che lo accostavano al pensiero adulto della morte e della fine del mondo.
C'è la storia, un'indagine giornalistica, di cui viene incaricato il narratore, su un sospetto episodio di pedofilia che disordina la sicurezza della provincia perbenista; tutti i mostri sono usciti da sotto il letto e sono in giro per la città. Un'indagine condotta con disagio e nell'imbarazzo di tutti, anche del dubbio.
Ci sono la sostituzione delle paure ancestrali con le paure diffuse dai media e l'effetto affascinante e illusorio della narrazione della cronaca d'effetto.
Quindi, calerà il disturbante e lucido terrore di quel reality che si proietta sulla realtà quotidiana in un grande gioco d'illusione.

 

 
 

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