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Museo Antonio Manzi

Museo Antonio Manzi

 
 

Affresco

Antonio Manzi comincia a dedicarsi alla non facile tecnica dell'affresco nel 1984, anno per lui felice e importante sia per quanto riguarda la sfera privata, sia per ciò che concerne l'attività artistica.

E' l'anno del matrimonio e della nascita del figlio, del formarsi di una famiglia che egli considera l'esperienza più importante nella vita di un uomo e di un artista, la fonte inesauribile di emozioni e quindi della creatività, come attestano le tantissime opere che hanno come soggetto la famiglia, la maternità, i ritratti del figlio.

Nel 1984 inizia in maniera quasi forsennata a dedicarsi alla grafica, con le puntesecche, ma soprattutto affronta e da subito padroneggia la tecnica del buon fresco, dipingendo il primo importante ciclo di pittura monumentale.

Particolare Ragazza con gatto 2005 Affresco su tavola cm 90x65
Particolare Ragazza con gatto 2005 Affresco su tavola cm 90x65

L'affresco è una pittura murale di origini molto antiche, praticata già dagli Egizi e dai Cretesi, anche se è soprattutto nel mondo romano che essa si perfeziona, basti pensare agli straordinari esempi di Pompei ed Ercolano. Geograficamente si diffonde nell'area bizantina e nell'Europa meridionale, ma soprattutto in Italia, dal romanico al tardobarocco.

Antonio Manzi è uno dei rari artisti che ha recuperato l'antica tecnica del buon fresco, secondo la tradizione che in Toscana si afferma già negli importanti cicli pittorici realizzati nel XIII e XIV secolo che decorano le chiese romaniche e gotiche.

Tecnicamente l'affresco si realizza dipingendo sull'intonaco ancora umido ("a fresco") con colori terrosi, di origine minerale, diluiti nell'acqua, e si basa sul fenomeno della carbonatazione, per cui la calce dell'intonaco fresco a contatto con l'aria si trasforma in carbonato di calcio, che indurendosi forma una superficie compatta e uniforme nella quale i colori rimangono incorporati.

 

Il muro destinato all'affresco deve essere privo di umidità e preparato con un fondo di calce e sabbia, detto rinzaffo, su cui viene applicato un primo strato di intonaco, l'arriccio, che può accogliere il disegno preparatorio; lo strato successivo, destinato a ricevere i pigmenti cromatici, è detto tonachino e deve rimanere umido per tutta la fase di coloritura.

E' questa la tecnica dell'affresco o del buon fresco, da non confondere con la pittura murale, a tempera, eseguita interamente a secco sulla parete asciutta e levigata.

L'avventura dell'affresco, mai più abbandonata, Antonio Manzi l'affronta grazie alla guida e all'incoraggiamento dell'amico Sergio Bettazzi, che lo affianca da sempre nella fase preparatoria dell'intonaco e dei colori, come lo sarà anche per i graffiti, ricostituendo quasi il modo di lavorare delle botteghe medioevali e rinascimentali. Per Manzi questo aspetto è molto importante e suggestivo, gli richiama le imprese degli imponenti cicli sacri eseguiti dai più grandi artefici del passato proprio in Toscana e a Firenze.

Particolare Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno 2002 Affresco su tavola cm 60x110
Particolare Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno 2002 Affresco su tavola cm 60x110

L'affresco, come ha ricordato più volte l'artista, è un ulteriore mezzo di approfondimento della sua fede religiosa, dell'idea di eternità che egli coglie, ad esempio, nell'opera di Giotto e in quella dei suoi seguaci realizzate nella chiesa fiorentina di Santa Croce, ma è anche un mezzo per cimentare la sua tempra, poiché considerando anche il solo aspetto esecutivo si tratta di una tecnica che richiede un impegno fisico e mentale notevole.

I primi affreschi eseguiti da Antonio Manzi sono opere a carattere sacro realizzate per una committenza sia privata che pubblica, come la Deposizione affrescata nel 1986 nel parlatorio dell'Accademia di Sanità Militare di Firenze, la cui sede è nell'antico complesso di Sant'Onofrio, a due passi dalla chiesa di Santa Croce, o l'Annunciazione eseguita nel 1993 nella chiesa di Santa Maria, a Campi Bisenzio.

Sono opere che nonostante le dimensioni sono eseguite direttamente sull'intonaco fresco senza l'ausilio di cartoni preparatori, cioè di disegni a grandezza naturale che servono da traccia fondamentale sotto l'aspetto compositivo per mantenere le proporzioni, la griglia spaziale, i rapporti cromatici.

 

Questo modo di procedere così poco consueto sia per gli artisti del passato, anche se potremmo ricordare l'esempio di alcuni geni dell'arte, che per quelli del presente, ci fa comprendere la chiarezza mentale e la sicurezza di Antonio Manzi quando affronta una nuova opera d'arte, poiché l'idea creativa coincide esattamente con l'opera conclusa e con le varie fasi della sua esecuzione, comprendente anche le difficoltà tecniche e le soluzioni atte a superarle. 

Il lavoro sembra pertanto nascere di getto, senza alcuna laboriosità e velocemente concluso, ma è la semplicità che nasce da una non comune sensibilità artistica.

Particolare Cristo morente 2002 Affresco su tavola cm 70x60
Particolare Cristo morente 2002 Affresco su tavola cm 70x60

Contemporaneamente alla realizzazione di impegnative opere murali Manzi concepisce un modo diverso di fruire l'affresco, sostituendo alla parete un supporto ligneo appositamente preparato, tale da poter accogliere l'intonaco umido che imprigiona il colore, come nella tecnica classica del buon fresco.

Nascono in tal modo gli affreschi su tavola che mantengono inalterata la qualità materica, ma permettono all'artista di soddisfare le sue urgenze espressive, anche se inevitabilmente si perde il legame, il rapporto dialettico tra opera e contesto.

I temi e i soggetti che sviluppa nell'affresco su tavola sono analoghi a quelli che indaga attraverso altri materiali, quali la ceramica, il graffito, fino al collage.

Accanto ai temi che hanno come sempre la loro centralità nella figura femminile, musa ispiratrice del sentimento d'amore, si notano i paesaggi, gli interni con figure e gli interni in cui la presenza umana e l'intimità famigliare sono invece solo evocate attraverso oggetti e animali che assumono una precisa valenza simbolica, come la sedia impagliata o la fruttiera.

 

Notevole rilievo, come sempre nell'opera di Manzi, ha il tema sacro o religioso, come si osserva in Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno e nel Cristo morente.

Nella prima tavola la mano di Dio Padre sfiora teneramente quella del Figlio, in maniera simbolica e molto suggestiva Antonio Manzi traduce con questa immagine le parole riportate nel Vangelo di Luca (23,34).

Il legno della croce e il braccio esile di Gesù sembrano fatti della stessa materia, rischiarata da un morbido drappo bianco. Antonio Manzi riesce ad ottenere effetti cromatici sorprendenti, quasi si trattasse di una pittura ad olio.

L'iconografia del Cristo morente costituisce, invece, una meditazione sulla pittura medioevale e in particolare su quella dei grandi maestri fiorentini del Duecento e del Trecento che seppero trovare un linguaggio comprensibile e vicino alla gente per esprimere i contenuti religiosi, tale da emozionare profondamente.

L'essenzialità e la drammaticità del Cristo crocifisso di Manzi richiamano le croci dipinte di età gotica, così come l'iconografia, esemplata sulla tipologia del Christus Patiens che mostra il Cristo sofferente, con la testa reclinata e gli occhi socchiusi, un Cristo-uomo vicino al dolore umano, che sa accogliere le preghiere scaturite da una fede semplice e profonda.

Particolare Ragazza con gatto 2005 Affresco su tavola cm 90x65
Particolare Ragazza con gatto 2005 Affresco su tavola cm 90x65

Gli ultimi anni di Manzi pittore sono connotati da una nuova sensibilità al colore, sviluppo che si osserva sia nella ceramica, sia nel collage e nell'affresco, come attesta Ragazza con gatto, un'opera in cui l'esuberanza cromatica è protagonista.

Ancora una volta l'espressione creativa si rivolge al tema della donna colta nell'intimità domestica a cui alludono il gatto e la fruttiera. Nelle opere di Manzi la realtà è sempre espressa attraverso la visione trasfigurata del ricordo o del sogno, lasciando piena libertà alla sfera emotiva e psichica.

 

La composizione è costruita come apparizione fugace pronta a dileguarsi, pertanto cade anche qualsiasi riferimento allo spazio e al tempo. La figura femminile è delineata con un tratto sintetico che mostra lievi sconnessioni nella rappresentazione della forma, secondo una rielaborazione personale e suggestiva della scomposizione dei piani attuata nel Cubismo e nel Futurismo, fonti di ricerca espressiva indagate dall'artista nel corso della sua attività.

L'armonia compositiva è data proprio dai rapporti che intercorrono tra le partizioni di colore, di diversa grandezza e forma, e gli stessi accostamenti cromatici realizzati per contrasti o affinità.

Il reiterarsi della linea curva dà un effetto dinamico e tutto sembra ruotare intorno al volto della fanciulla. Gli affreschi degli ultimi anni mostrano, inoltre, una spregiudicata padronanza del mezzo tecnico che permette di ottenere effetti simili alla pittura ad olio o ad acquarello, senza annullare la precipua qualità materica del buon fresco.

Gabriella Mancini - tratto dal catalogo Il Museo Manzi


  1. Cristo morente [20 Dicembre 2007]
  2. Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno [20 Dicembre 2007]
  3. Ragazza con gatto [20 Dicembre 2007]



Ultima Modifica: 26/07/2016

Ultima Modifica: 26/07/2016

© Museo Manzi - Villa Rucellai 50013 Campi Bisenzio ( Firenze )