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La storia del Giro

maglia rosa
La maglia rosa, il simbolo del primato

Gli inizi

La nascita del Giro venne formalizzata con un annuncio sulla Gazzetta dello Sport il 24 agosto del 1908, con la promessa di 25.000 lire di premio al vincitore e la volontà di organizzare «una delle prove più ambite e maggiori del ciclismo internazionale».
La prima edizione del Giro risale al 1909: partì il 13 maggio, alle ore 2.53, da Milano e, dopo 8 tappe per complessivi 2.448 chilometri, si concluse ancora a Milano con la vittoria di Luigi Ganna che ai cronisti che gli domandavano come si sentisse rispose con un emblematico: «Me brüsa el cü». La lista completa dei partecipanti al 1º Giro è tutt'oggi sconosciuta nonostante sia considerato un documento storico, tuttavia si sa che dei 127 corridori al via, solo 49 terminarono la corsa.
Nell'organizzazione del Giro La Gazzetta dello Sport anticipò di poco il Corriere della Sera, che stava per lanciare l'iniziativa.
Lo Stelvio, storica salita del Giro


Il leader della classifica generale indossa ogni giorno la maglia rosa, lo stesso colore del quotidiano che organizza la corsa, La Gazzetta dello Sport; il miglior scalatore indossa una maglia azzurra (che ha sostituito la storica maglia verde), mentre il primo nella classifica a punti indossa una maglia rossa (dal 2010, fino ad allora era stata di colore ciclamino). Oltre a queste casacche, nel corso degli anni sono state messe in palio una casacca che di volta in volta ha contraddistinto l'ultimo in classifica (maglia nera), una per il miglior giovane (maglia bianca), oppure, come è accaduto negli ultimi anni, la maglia azzurra, la cosiddetta maglia dell'intergiro, traguardo volante posto di solito a metà tappa, (espediente con il quale gli organizzatori hanno pensato di rendere più movimentata la corsa dalle prime battute). Dal 2007 è tornata la maglia per il miglior giovane, considerata da ciclisti e addetti ai lavori molto significativa.
Alfredo Binda, dominatore del ciclismo mondiale a cavallo fra gli anni '20 e '30, e vincitore di cinque Giri


Il record di vittorie è condiviso da 3 ciclisti, ognuno con 5 vittorie, gli italiani Alfredo Binda, vincitore tra il 1925 e il 1933, Fausto Coppi, vincitore tra il 1940 e il 1953 e il belga Eddy Merckx, che vinse tra il 1968 e il 1974. Per quel che riguarda le vittorie di tappa, il record appartiene al velocista toscano Mario Cipollini, che nell'edizione del 2003 riuscì a superare il record di 41 vittorie che dagli anni trenta apparteneva ad Alfredo Binda; a quest'ultimo rimangono i record di vittorie di tappa in una stessa edizione, 12 tappe su 15 nel 1927, e di vittorie di tappa consecutive, ben 8 nel 1929.

 
 
alf binda
Alfredo Binda, dominatore del ciclismo mondiale a cavallo fra gli anni '20 e '30, e vincitore di cinque Giri

1909-1930: i pionieri del ciclismo

Il primo Giro d'Italia fu organizzato dal quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport. L'edizione parti il 13 maggio 1909 alla 2:53 per la prima tappa vinta da Dario Beni a Bologna dopo 397 km a 28,090 di media oraria. Vi furono 8 tappe fra il 13 e il 30 maggio che videro i migliori ciclisti dell'epoca affrontarsi nella corsa rosa: Giovanni Gerbi, Giovanni Rossignoli, Luigi Ganna (cui andò la vittoria finale), Carlo Galetti, Eberardo Pavesi, Giovanni Cuniolo ed il francese Lucien Petit-Breton. I dispacci telegrafici che venivano appesi in Piazza Castello per consentire ai tifosi di seguire l'evolversi della corsa erano l'unico modo per avere aggiornamenti, salvo attendere il giorno successivo e la lettura del giornale.
Il vincitore portava a casa 5.250 lire e l'ultimo classificato riceveva 300 lire. Da segnalare è il Giro del 1912, corso per quell'edizione a squadre, vinto dall'Atala e, in via solo ufficiosa da Galetti, tenendo conto del tempo impiegato singolarmente. Nel 1914 fu introdotta la classifica generale a tempo, che sostituiva quella a punti in vigore i primi anni, e fu vinta da Alfonso Calzolari, nonostante la richiesta di squalifica (poi comminata in penalizzazione di tre ore dalla Gazzetta) da parte dell'Unione velocipedistica italiana che gli imputava di essersi attaccato ad un'auto sulla Salita delle Svolte.
I maggiori protagonisti nei primi anni furono Ganna e Galetti e dopo alcune annate interlocutarie e l'inizio della Prima guerra mondiale si ebbero diversi protagonisti che sarebbero divenuti leggendari: Costante Girardengo, Giovanni Brunero, Alfredo Binda e Gaetano Belloni. Girardengo, Brunero e Belloni vinsero i primi cinque Giri d'Italia dopo la guerra ma nell'edizione del 1925 si affrontarono Girardengo, Brunero, Belloni (già vincitori della corsa rosa) ed il giovane Binda che prevalse distanziando i rivali di diversi minuti. Tra il 1926 e il 1929 Binda trovò solo Brunero come valido rivale e riuscì a vincere tre giri consecutivi lasciando a Brunero solo l'edizione del 1926. Il dominio di Binda era tanto forte che gli organizzatori della corsa rosa decisero di non farlo partecipare al Giro d'Italia 1930, riconoscendogli comunque un premio pari a quello che sarebbe spettato al vincitore, cioè 22.500 lire.[1]
La partenza del Giro fu posta per tutte le edizioni a Milano tranne nel 1911 e nel 1929 (a Roma) e nel 1930 (a Messina) mentre l'arrivo fu piazzato ancora a Milano ad eccezione del Giro 1911, dove l'arrivo fu a Roma e nel 1912 dove l'arrivo fu disposto a Bergamo.

 
 
cop e bart
Fausto Coppi e Gino Bartali

1931-1955: epoca d'oro di Coppi e Bartali

Armando Cougnet, vero ideatore e fac totum del Giro d'Italia fin dalla sua fondazione e fino al 1948, decise nel 1931 di istituire per il leader della corsa un simbolo che lo rendesse riconoscibile a prima vista in mezzo al folto plotone. Fu così introdotta la maglia rosa, che venne vestita da Learco Guerra per primo, al termine della prima tappa del Giro 1931 tra Milano e Mantova.
Nel 1933 invece si decise di premiare chi più di altri primeggiava sulle vette, e si diede il la al Gran Premio della Montagna, con quattro salite che assegnavano punti. A vincere fu Binda, che transitò davanti a tutti su tutte le quattro salite designate e vinse anche quel Giro, dopo due anni di sfortunati ritiri.
Gino Bartali


Dal 1934 vinsero Guerra, Vasco Bergamaschi, Gino Bartali, Giovanni Valetti, Fausto Coppi e Fiorenzo Magni. In particolare Coppi dimostrò la sua forza al Giro 1949 nella tappa Cuneo-Pinerolo dove riuscì ad attaccare sul primo dei cinque colli della frazione, il Colle della Maddalena, sorprendendo il suo diretto avversario Gino Bartali. A pochi chilometri dalla Maddalena scattò anche Bartali e la corsa si spezzò con pochi corridori ad inseguire Coppi e Bartali. I corridori affrontarono Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere incontrando diverse difficoltà meccaniche che fecero perdere molto tempo ai ciclisti. A fine tappa Coppi vinse con più di dieci minuti su Bartali e quasi venti su Alfredo Martini, terzo classificato.[2]
Nel 1950 lo svizzero Hugo Koblet vinse la corsa divenendo il primo corridore straniero a vincere il Giro d'Italia.
Altri successi andarono a Magni e a Coppi dopodiché fu nuovamente un corridore svizzero, Carlo Clerici a vincere la corsa rosa, conquistando una sola tappa. L'ultimo successo dell'epoca d'oro andò a Magni.
Nell'epoca d'oro il Giro iniziò e terminò quasi sempre nella città sede della Gazzetta dello Sport, ovvero Milano, eccetto nelle edizioni del '49 dove la partenza fu fissata a Palermo e l'arrivo a Monza, nel '50 dove l'arrivo fu previsto a Roma e nel '54 quando fu ancora Palermo sede di partenza del Giro.


Sia nel '50 sia nel '54, ovvero quando la partenza della corsa fu Palermo la vittoria finale andò a ciclisti svizzeri.

 
 
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Il Cannibale, Eddy Merckx

1956-1978: dominio straniero

Dal Giro d'Italia 1956 comincia un vero e proprio dominio straniero che vede le vittorie di Charly Gaul, Jacques Anquetil in mezzo quelle degli italiani Gastone Nencini, Ercole Baldini, Arnaldo Pambianco e Franco Balmamion. Dopo le vittorie di Vittorio Adorni e Gianni Motta davanti allo sfortunato Italo Zilioli (tre secondi posti in tre anni) incomincia una nuova era che vede contrapporsi il Cannibale Eddy Merckx e Felice Gimondi: il belga vincerà 5 giri in sette anni mentre Gimondi trionferà in tre occasioni; in mezzo i successi dello svedese Gösta Pettersson e di Fausto Bertoglio. Dopo i successi dei belgi Michel Pollentier e Johan De Muynck incominciò un nuovo dualismo.[3]
In questo periodo la città destinata ad ospitare la partenza fu cambiata annualmente tra il 1960 ed il 1978 solo in due edizioni Milano ospitò l'inizio della corsa; anche l'arrivo fu cambiato quasi ogni anno ma era quasi sempre stabilito a Milano.

 
 

1956-1978: dominio straniero

Dal Giro d'Italia 1956 comincia un vero e proprio dominio straniero che vede le vittorie di Charly Gaul, Jacques Anquetil in mezzo quelle degli italiani Gastone Nencini, Ercole Baldini, Arnaldo Pambianco e Franco Balmamion. Dopo le vittorie di Vittorio Adorni e Gianni Motta davanti allo sfortunato Italo Zilioli (tre secondi posti in tre anni) incomincia una nuova era che vede contrapporsi il Cannibale Eddy Merckx e Felice Gimondi: il belga vincerà 5 giri in sette anni mentre Gimondi trionferà in tre occasioni; in mezzo i successi dello svedese Gösta Pettersson e di Fausto Bertoglio. Dopo i successi dei belgi Michel Pollentier e Johan De Muynck incominciò un nuovo dualismo.[3]
In questo periodo la città destinata ad ospitare la partenza fu cambiata annualmente tra il 1960 ed il 1978 solo in due edizioni Milano ospitò l'inizio della corsa; anche l'arrivo fu cambiato quasi ogni anno ma era quasi sempre stabilito a Milano.

 

1979-1990: dualismo Saronni-Moser e l'arrivo di Hinault

A soli 21 anni Giuseppe Saronni vince il Giro d'Italia davanti a colui che diventerà il suo più grande rivale Francesco Moser. Negli anni ottanta arriva al Giro d'Italia il transalpino Bernard Hinault che parteciperà a tre giri vincendoli tutti. Giovanni Battaglin, Saronni e Moser si spartiranno gli altri successi uno a testa nella prima metà degli anni 80'. Nella seconda metà degli anni ottanta le vittorie della corsa rosa andranno a Roberto Visentini, all'irlandese Stephen Roche, allo statunitense Andrew Hampsten, al francese Laurent Fignon e a Gianni Bugno.[4]
In questo periodo solo in tre edizioni Milano ospitò l'arrivo del Giro ma non fu mai fissata la partenza nel capoluogo lombardo.

 
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Marco Pantani

1991-1999: da Indurain a Pantani

Nella prima metà degli anni 1990 furono molti i duelli fra Gianni Bugno, Claudio Chiappucci e Franco Chioccioli ma, dopo le vittorie al Tour de France, fu lo spagnolo Miguel Indurain a dominare la corsa italiana conquistando le tappe a cronometro, specialità nella quale era maestro e difendendosi in salita: in questo modo conquistò i giri 1992 e 1993; in quest'ultimo venne messo in difficoltà dal lettone Pëtr Ugrumov che giunse secondo a meno di un minuto. Nel 1994 il Giro andò a Evgenij Berzin: il russo prese il comando nella quarta tappa a Campitello Matese e pochi giorni dopo consolidò il vantaggio vincendo la crono di Follonica; dopo le tappe per velocisti arrivarono le salite: qui Pantani si mise in mostra vincendo a Merano e all'Aprica, Berzin comunque suggellò il primato conquistando un'altra prova contro il tempo, lasciò indietro i rivali e si aggiudicò il Giro. Indurain per la prima volta non vinse, ma si riscattò poi al Tour. Dopo i successi di Tony Rominger, Tonkov e Ivan Gotti, il 1998 fu l'anno del "pirata" Pantani, che batté Tonkov e conquistò Giro e Tour de France. Nel Giro 1999 Marco Pantani ripartì come favorito riuscendo a portarsi in testa, ma a poche tappe dalla fine venne fermato dopo la frazione di Madonna di Campiglio per valori di ematocrito fuori della norma. Il Giro andò a Gotti che bissò il successo del 1997.[4]
Tra il 1991 e il 1999 Milano non fu mai ospite della partenza del Giro ma l'arrivo fu sempre disposto a Milano. Nel 1996 il Giro partì da Atene, in Grecia e nel 1998 partì da Nizza in Francia.

 
 

2000-2014: gli anni recenti

 
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Gilberto Simoni, due volte vincitore nel 2001 e 2003

2000-2005: le vittorie di Simoni e Savoldelli

Il Giro 2000 prese il via da Roma per celebrare il Giubileo. Dopo una prima settimana dedicata ai velocisti, arrivarono le prime montagne e subito Francesco Casagrande prese la maglia rosa sull'Abetone staccando di 1'39" i primi avversari, tra cui Stefano Garzelli. Casagrande riuscì a controllare la corsa nonostante gli attacchi di Gilberto Simoni e di Garzelli; la gara si decise così nella penultima tappa, la cronoscalata del Sestriere: Garzelli, che doveva recuperare 25", inflisse al toscano un distacco di 1'52" e si aggiudicò il Giro. Terzo chiuse Simoni.[5]
Simoni, due volte vincitore nel 2001 e 2003


Nell'edizione 2001 già al quinto giorno, sulle prime salite, alcuni big rimasero già attardati, e la maglia rosa andò a Dario Frigo.[6] Il varesino guidò la generale per nove giorni, fino al tappone dolomitico con Marmolada e Pordoi, quando Simoni staccò tutti i rivali e prese il simbolo del primato lasciando la vittoria di tappa a Julio Alberto Pérez Cuapio.[6] Frigo provò allora il sorpasso nella cronometro di Salò, ma invano, poi, tra il 6 e il 7 giugno, ecco le perquisizioni dei NAS ad Imperia: nella stanza di Frigo vennero rinvenute sostanze dopanti, il ciclista venne di conseguenza allontanato dalla gara. La tappa dell'indomani venne annullata, due giorni dopo Simoni vinse anche la frazione di Arona suggellando così il successo finale.[6][7]
Paolo Savoldelli, trionfatore del 2002 e 2005


Nel 2002 la corsa partì nei Paesi Bassi e percorse Germania, Belgio, Francia e Lussemburgo per celebrare l'Unione europea. Protagonista di inizio Giro fu Garzelli: in rosa già dal terzo giorno, il varesino venne trovato positivo ad un diuretico e squalificato. Il simbolo del primato passò al tedesco Jens Heppner, che lo tenne per dieci giorni. A Campitello Matese vinse Simoni, ma anche lui venne squalificato per una positività alla cocaina, e anche un altro big, Casagrande, dovette lasciare la gara, punito per una scorrettezza. Nell'ultima tappa alpina Paolo Savoldelli riuscì a staccare il rivale Tyler Hamilton e a prendere la maglia rosa a Cadel Evans, che invece scivolò fuori dalla top 10; nell'ultima cronometro il bergamasco resisté potendo così festeggiare la prima vittoria finale al Giro.[8][9]
Nell'edizione 2003, dopo un inizio adatto ai velocisti, sul Terminillo Garzelli conquistò un successo di tappa e la maglia rosa. Nella frazione di Faenza Simoni staccò Garzelli sottraendogli il simbolo del primato. La gara giunse alle Alpi; sullo Zoncolan, tappa inserita per la prima volta nel Giro in questa edizione,[10] Simoni staccò tutti e vinse in solitaria imponendosi successivamente anche all'Alpe di Pampeago. Con la frazione di Cascata del Toce consolidò un vantaggio già netto, andando a vincere il suo secondo Giro in tre anni.[11][12]
L'edizione 2004 partiva col ricordo della tragica scomparsa di Pantani, avvenuta pochi mesi prima. Nella seconda tappa vinse Damiano Cunego, l'indomani in salita Simoni prese la maglia rosa; la tenne sino alla settima tappa, quando gli venne strappata da Cunego, primo a Montevergine di Mercogliano. Il veronese dovette cedere la maglia a Jaroslav Popovyč dopo la cronometro di Trieste vinta dallo specialista Serhij Hončar, ma fu poi abile a riprenderla staccando l'ucraino nella frazione di Falzes. Le ultime tre tappe sulle Alpi permisero a Cunego, trionfatore anche a Bormio (vinse in tutto quattro tappe), di consolidare il vantaggio sul secondo, Serhij Hončar, e di conquistare la sua prima "Corsa rosa". Alessandro Petacchi vinse ben nove tappe in volata.[13]
Nell'edizione 2005 i primi dieci giorni di corsa videro Paolo Bettini e Danilo Di Luca alternarsi in vetta alla classifica. Con le prime montagne fu Ivan Basso a prendere la leadership; il varesino dovette però cederla a Paolo Savoldelli due giorni dopo, per poi uscire di classifica l'indomani dopo essere andato in crisi sull'ascesa dello Stelvio. Pur fuori classifica, Basso vinse la frazione di Limone Piemonte e la cronometro di Torino. Savoldelli rimase in rosa, Gilberto Simoni e José Rujano recuperarono sul bergamasco in salita salvo poi perdere quanto guadagnato a cronometro. La gara si decise sulla salita di Sestriere: Rujano, Simoni e Di Luca attaccarono da lontano, Savoldelli riuscì però a controllare a distanza e a mantenere il primato con soli 28 secondi su Simoni.

 
 
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Alberto Contador, dominatore nel 2008 e nel 2015

2006-2010: i successi di Basso e Contador

Nel 2006 la corsa partì dal Belgio in memoria dei minatori morti nel 1956. Dopo la prima settimana Ivan Basso si scatenò dominando la corsa: vinse alla Maielletta, si classificò secondo dietro Jan Ullrich nella cronometro di Pontedera e alle spalle del solo Leonardo Piepoli a La Thuile. Dopo due settimane poteva così contare già su un vantaggio di 3'27" su José Enrique Gutiérrez e di 5'30" su Savoldelli. A Trento il varesino consolidò la leadership vincendo la tappa, l'indomani lasciò il successo a Piepoli sul Passo Furcia; suggellò infine il trionfo nella frazione dell'Aprica, imponendosi in solitaria davanti a Gilberto Simoni. Basso vinse così il Giro 2006 da dominatore, con quasi 10' su Gutiérrez, 12' su Simoni e quasi 20' su Cunego e Savoldelli.[15]
Nel 2007 la corsa prese il via dalla Sardegna, con una cronosquadre da Caprera a La Maddalena per ricordare i 200 anni dalla nascita di Giuseppe Garibaldi. Nella prime due settimane vestirono di rosa Enrico Gasparotto, Danilo Di Luca, Marco Pinotti e Andrea Noè. Nella dodicesima tappa, a Briançon, si impose Danilo Di Luca, che rifece sua la leadership. Nei giorni seguenti Eddy Mazzoleni cercò di insidiare il primato dell'abruzzese (specialmente sulle Tre Cime di Lavaredo) assieme ad un giovane Andy Schleck, ma senza in realtà avvicinarsi particolarmente. Nella tappa dello Zoncolan, dove venne inaugurato il versante di Ovaro soprannominato il Kaiser, famoso per essere la salita più difficile d'Italia[16], vincitore fu Simoni davanti al compagno Piepoli; Schleck guadagnò 32" su Di Luca mentre Mazzoleni si staccò dagli altri big, scivolando al terzo posto in classifica. In pratica il Giro finì lì, decretando Di Luca vincitore davanti a Schleck.[17]
L'edizione 2008 partì dalla Sicilia. Christian Vande Velde, Franco Pellizotti, Giovanni Visconti e Gabriele Bosisio portarono la maglia rosa nelle prime due settimane di corsa. Con l'arrivo delle tappe in salita si mise in evidenza Emanuele Sella, vincitore a sorpresa al Passo di Pampeago e al Passo Fedaia; la leadership passò invece allo spagnolo Alberto Contador. Nonostante gli attacchi di Pellizotti, Simoni, Sella e soprattutto quelli dell'agguerito Riccardo Riccò, Contador si difese nelle tappe rimanenti riuscendo a tenere un vantaggio minimo fino alla cronometro finale di Milano, in occasione della quale distaccò nettamente Riccò portando il margine da 4" a 1'57". Marzio Bruseghin chiuse terzo.[18]
Alberto Contador, dominatore nel 2008 e nel 2015


L'edizione 2009, quella del centenario, partì da Venezia e si concluse a Roma. Di Luca vinse subito la quarta tappa e l'indomani, nel giorno del successo di Denis Men'šov all'Alpe di Siusi, vestì di rosa. L'abruzzese consolidò poi la leadership con la vittoria nella decima tappa a Pinerolo. Nella lunga cronometro di Riomaggiore fu però Men'šov a prevalere e a salire in testa alla graduatoria; sul Monte Petrano e nelle tappe seguenti Men'šov e Di Luca si diedero quindi battaglia, e il divario si ridusse a soli 20 secondi. Nella decisiva crono finale di Roma Men'šov, nonostante una caduta, riuscì a mantenere il vantaggio e a vincere così il suo primo Giro. Terzo chiuse Pellizotti. La classifica verrà poi riscritta dai giudici a causa delle squalifiche per doping di Di Luca prima, e di Pellizotti poi: secondo diventerà Carlos Sastre, terzo Ivan Basso.[4][19][20]
L'edizione 2010 partì da Amsterdam, Paesi Bassi. Nei primi dieci giorni vestirono la rosa Bradley Wiggins, Cadel Evans, Vincenzo Nibali e Aleksandr Vinokurov. Nell'undicesima tappa, con arrivo all'Aquila, giunse invece al traguardo, con 12'40" sul gruppo, una fuga di 52 corridori: tra essi anche Richie Porte, che andò in testa alla classifica provvisoria. Tre giorni dopo, nella frazione del Monte Grappa vinta da Nibali, la maglia rosa passò sulle spalle di David Arroyo, anch'egli nella fuga dell'Aquila. Arroyo resisté inizialmente a Basso sullo Zoncolan e nella cronoscalata di Plan de Corones, ma dovette infine cedere la maglia al varesino dopo la frazione all'Aprica, nella quale il trio Scarponi-Nibali-Basso staccò il resto del gruppo. La cronometro finale permise a Basso di incrementare ulteriormente il vantaggio su Arroyo e di vincere il suo secondo Giro. Nibali concluse terzo, Scarponi quarto.

 
 
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Vincenzo Nibali

2011-2013: gli anni di Scarponi e Nibali

L'edizione 2011, quella dell'Unità d'Italia, partì da Torino. Al terzo giorno la tragedia sconvolse il Giro: lungo la discesa dal Passo del Bocco il ciclista belga Wouter Weylandt cadde ad alta velocità e, nonostante i soccorsi, morì poco dopo. I consueti festeggiamenti di fine tappa vennero annullati, e la frazione successiva neutralizzata. Al termine della prima settimana, sull'Etna, il favorito Alberto Contador staccò tutti e vestì di rosa. Lo spagnolo incrementò il margine sugli altri big, Scarponi e Nibali, anche nelle tre successive tappe alpine della seconda settimana, allungando poi ancora nella cronoscalata del Nevegal.
Il successo finale fu nettamente appannaggio di Contador, con sei minuti su Michele Scarponi e sette su Nibali. La successiva squalifica per doping del vincitore, divenuta ufficiale nel febbraio del 2012,[21] ha dato la maglia rosa a tavolino a Michele Scarponi.[22]. Nell'anno successivo, edizione 2012, Ryder Hesjedal, canadese, trionfò nella corsa partita dalla Danimarca e più precisamente da Herning. Solamente 16 secondi di differenza da Joaquim Rodríguez (quarto minor distacco fra primo e secondo classificato nella storia del Giro). Nell'edizione 2013 Vincenzo Nibali si aggiudica la corsa partita da Napoli e conclusasi a Brescia. Annata caratterizzata da numerose perturbazioni atmosferiche che fecero modificare molti tracciati delle tappe, tantoché la 19esima tappa fu anche annullata.

 
 

Gli anni recenti

Nell'edizione 2014, grande trionfo dei corridori colombiani: Nairo Quintana vince il Giro e al secondo posto arriva il suo connazionale Rigoberto Urán a 2 minuti e 58 secondi. Lo stesso Rigoberto Urán arrivò al secondo posto al Giro anche l'annata precedente. Nell'edizione 2015 Alberto Contador torna a trionfare nella corsa rosa, precedendo la coppia dell'Astana Fabio Aru e Mikel Landa.

 

(fonte Wikipedia)

 
Ultima Modifica: 04/02/2016

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