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Recensione di Francesca Cecchi -15 luglio 2004

Immagine della copertina del libro Romanzo teatrale di Michail Bulgakov

Romanzo teatrale

Michail Bulgakov
Traduzione di Vera Dridso
Torino : Einaudi, 1975
213 p. ; 20 cm (Nuovi coralli ; 115)
Trad. di: Teatral'nyj roman
Collocazione: P 891.734 2 BUL 

 
 

"Romanzo teatrale" di Bulgakov si è rivelato, per me, una grossa delusione. Di questo autore avevo già letto e amato "Il Maestro e Margherita" e "Cuore di cane", quindi mi aspettavo molto da un libro che, per di più, parla di teatro.

La storia è quella di Maksudov, giovane giornalista che decide di tentare la carriera letteraria, scrivendo un lungo romanzo. Nessuno lo vuole pubblicare fino a che non incontra Rudolfi, direttore di una rivista letteraria, che piomba nella sua stanza come il Diavolo mentre da lontano risuonano le note del "Faust". Il romanzo viene pubblicato e stroncato dai saccenti autori che campano di rendita, in special modo dall'odioso Likopastov, un ipocrita che sparla degli altri dietro le spalle. Devo ammetterlo: fin qui il romanzo si dimostra noioso e inconcludente. Ci si chiede continuamente: dove si va a parare? Per un istante, quando compare in scena il luciferino Rudolfi, si pensa al Diavolo de "Il Maestro e Margherita", ma poi ci si rende conto che è solo il protagonista, affetto da continue crisi nervose, a vederlo così.

Quando però si arriva a parlare del teatro, il libro s'innalza. Maksudov, deluso dalla sua esperienza letteraria, si ritrova a ridurre il suo romanzo ad un dramma, di cui s'interessa il Teatro Indipendente (alias Teatro d'Arte), diretto da Ivan Vasil'evic e Aristarch Platonovic. Maksudov scopre così il mondo dello spettacolo e ne rimane affascinato. Ma saranno proprio i problemi relativi alla messa in scena del dramma e i suoi dissapori con Vasil'evic ad aumentare la sua depressione e a spingerlo al suicidio - il romanzo è, infatti, "postumo", affidato ad un amico che s'incarica di pubblicarlo, come ci rivela nell'introduzione.

Benché non sia uno dei suoi lavori migliori, a mio avviso, è comunque sempre pungente la sua critica alla società russa e alla dittatura staliniana. Da ricordare la sfilata dei ritratti nella galleria del teatro, dove a Molière e Goldoni si alternano l'imperatore Nerone (cantante e artista) e il tecnico delle luci, e la cena in onore del borioso Bondarevskij, caricatura dello scrittore Aleksej Tolstoj (io conoscevo solo Lev...). Molto graffianti sono anche le caricature di Nemirovic-Dancenko (Platonovic) e Stanislavskij (Vasil'evic), direttori del Teatro che non si parlano da quando hanno litigato nel milleottocentoottantacinque!

 

 
 

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