Contenuto della pagina

Recensione di Stefano Mastronicola - 15 marzo 2006

Treno di Panna - Andrea De Carlo

Treno di panna

Andrea De Carlo
Milano, Mondadori, 2000
188 p.; 20 cm.
Coll: P. 853.914 DEC

 
 

A volte gli occhi di un ragazzo vedono cose irreali che esistono solo nella sua mente, percezioni del mondo che la propria fantasia cerca di trasmettere al cervello, quasi a fargli credere che in realtà tutto sia vero, e non il frutto dei propri sogni.
"A momenti pensavo che avrei voluto fare l'attore, quest'idea reggeva per qualche tempo l'equilibrio dei miei pensieri; se li distribuiva attorno con grazia tale da far apparire secondaria ogni considerazione pratica su come farlo". Questi continui pensieri che attanagliano la mente, a volte portano a un'ambizione troppo pesante da reggere e non si è più in grado di tornare allo stato naturale delle cose.
Si perde la cognizione della realtà, tutto sembra essere così facile da raggiungere, così semplice da toccare, a un palmo dal naso; il profumo della vittoria e l'applauso del mondo... c'è chi si perde, chi cade a terra e si rialza, e chi si ferma proprio sul punto del non ritorno.
C'è chi, come il protagonista del romanzo di De Carlo, ha la fortuna dalla propria parte, e una serie di eventi e coincidenze che lo aiutano a ritrovarsi proprio in mezzo a tale situazione, catapultato in un mondo parallelo, quello che fino a poco tempo prima faceva parte della sua fantasia e dal quale, di certo, non avrebbe voluto andarsene tanto facilmente.
Los Angeles è la città delle grandi occasioni, ma di certo la strada da raggiungere non è breve, e bisogna in qualche modo adattarsi alla realtà, trovare un lavoro perché in ogni caso non si vive di sola fantasia. Per un immigrato italiano, in America, non è difficile farsi assumere in un ristorante italiano ed è proprio qui che Giovanni, il protagonista del romanzo, inizia a coltivare quel senso di frustrazione e di vergogna dell'essere un semplice cameriere.
"Mi intristiva pensare a come la realtà procedeva lenta secondo ritmi stabiliti su altre scale. Ogni mattina mi sembrava di essere vicino a una svolta, e ogni sera finivo per andare a letto con la sensazione di essere allo stesso punto del giorno prima". La mente di Giovanni è manipolata anche dalle persone che lo hanno circondato nei diversi momenti della sua vita, prima gli amici che lo hanno ospitato per un breve periodo nella propria casa, dove si respiravano ogni giorno nomi di attori, attrici, film e registi hollywoodiani. Amici che si illudevano di potercela fare, un giorno, a entrare in quel mondo.
Poi arriva una ragazza, della quale Giovanni si innamora, con le stesse ambizioni e con lei arriva la fatidica domanda: "Cosa vuoi fare Giovanni nella tua vita? Vuoi continuare ad andare a lavorare come cameriere per i prossimi dieci anni?". In quel momento, nel suo cuore, Giovanni si promette di no. Non l'avrebbe fatto, non poteva farlo perché è nella natura umana essere ambiziosi, nell'anima di ogni uomo c'è il continuo desiderio di confrontarsi col prossimo, di lottare per arrivare primo, per cercare d'essere sempre il migliore.
Non ci metteranno molto gli adolescenti che leggeranno questo libro, a immedesimarsi nella vita di Giovanni e nella sua continua ricerca del successo, e della voglia di avere un vita così come la nostra ambizione ce la vuole far vedere, nascondendo però ai nostri occhi la dura e vera realtà.

 

 
 

Valuta questo sito: RISPONDI AL QUESTIONARIO