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Recensione di Francesca Cecchi -15 luglio 2004

Immagine della copertina del libro ll fantasma di Mozart di Laura Mancinelli

Il fantasma di Mozart

Laura Mancinelli
Torino : Einaudi, c1986
134 p. ; 20 cm (Nuovi coralli ; 372)
Collocazione: P 853.914 MAN

 
 

Torino. Una data imprecisata. Un telefono squilla. Una donna risponde. Dall'altro lato del filo nessuna voce. Solo musica. Mozart.

Tratto da un fatto realmente accaduto alla scrittrice (almeno così lei dice), questo racconto breve ha la leggerezza lieve e delicata della musica stessa. Protagonisti sono un lui, una lei (entrambi anonimi, ma è facile supporre che lei sia la Mancinelli) e l'altro, uno strano interlocutore che telefona alla donna quotidianamente e le fa sentire un brano di Mozart: un'aria, una sonata, una sinfonia. Da questo strano avvenimento prende il via la narrazione: la lei cerca di scoprire l'interlocutore e manda lettere anonime ai vari sospettati. Poi il racconto ha una svolta: compare un altro lui, sempre anonimo, stavolta solo nominato dai protagonisti, un amante di papiri greci. Il furto di uno di questi, l'ultimo dialogo di Platone nel quale il filosofo sconfessa tutte le sue teorie occupa l'ultima parte della storia, che ormai volge al termine. Uniche costanti: Mozart e Torino. Due entità che si fondono insieme, che si compensano a vicenda. Sarebbe stato possibile ambientare questa storia in un altro luogo? Non so, forse no. Non conosco Torino, non ci sono mai stata. Ma la magia che esce fuori dalle pagine del libro ci mostra un amore sviscerato della scrittrice per la sua città, un amore-odio che io potrei provare solo per Firenze. Il binomio Mozart-Torino continua in un tutt'uno nel racconto successivo, "Amadé". Protagonista è proprio il giovane compositore, in tournée col padre nella città dei Savoia. Ecco allora il Mozart bambino prodigio, mostrato a tutti come una rarità, ancora ignaro del destino che lo attendeva. Ecco il suo tenero e accennato amore per una giovane povera e vitale, Rosa, da lui amata con innocenza e tenerezza. Ecco il suo genio che viene fuori pian piano, un genio che non può essere impigliato in rigidi schemi o in pochi spartiti. E questo periodo di innocente genialità viene ricordato dal compositore, ormai vicino alla morte, nell'ultimo racconto del libro, "L'ultimo postiglione". Questo Mozart è l'esatto opposto dell'altro: ha ormai vissuto la sua breve vita e ha visto infrangersi tutte le aspettative fanciullesche contro il muro della realtà. Ha preferito una vita libera a quella di maestro di corte, ma i suoi contemporanei non l'hanno capito ed eccolo ora indebitato e vecchio all'età di 35 anni. Proprio quello che oggi viene considerato il più grande musicista mai esistito.
Mozart... un nome che mi suscita ricordi e fremiti. L'ho conosciuto tardi, il mio primo anno di università. Era il corso di Drammaturgia Musicale: l'argomento era il rapporto tra Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte, un prete donnaiolo. Un rapporto che avrebbe portato a tre capolavori: "Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte". Ricordo le emozioni provate all'ascolto delle tre opere, soprattutto del "Don Giovanni", la più grande opera mai scritta. La conosco quasi a memoria, tuttora la canticchio mentre scrivo o passeggio. Ma "Don Giovanni" porta con sé un ricordo, un po' meno allegro: quello di un amore mai consumato. Anch'io, come la protagonista del libro, ho avuto un interlocutore mozartiano. Non anonimo, non per telefono. Era un ragazzo conosciuto su Hotmail (i tempi si evolvono), un basso che amava "Don Giovanni" (una delle poche opere senza tenori). Mi conquistò con le sue parole e la sua calda voce. Io partii di cervello e me ne innamorai, senza averlo mai visto. Forse fu un bene non averlo mai incontrato. Poco dopo scoprii per caso che era già fidanzato: si era dimenticato di dirmelo... Fu anche colpa mia, certo: fui io che mi immaginai cose che non erano vere. Fu anche colpa sua che capì la situazione e mi lasciò fare... Ora è passato, anche se ogni tanto lo sento ancora per messaggio o per e-mail. Ma quando sento il duetto tra Don Giovanni e Zerlina, "Là ci darem la mano", ho ancora un fremito...

 

 
 

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