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Recensione di Gianna Batistoni - 13 gennaio 2005

Immagine della copertina del libro La manutenzione degli affetti di Antonio Pascale

La manutenzione degli affetti

Antonio Pascale
Torino : Einaudi, 2003
143 p.; 18 cm
L'arcipelago
Coll. 853.914 PAS

 
 

È un bel libro, questa raccolta di racconti di Antonio Pascale. Già il titolo, La manutenzione degli affetti, necessita di una articolata riflessione. Da sempre ci è stato insegnato che apprezzare ciò che abbiamo significa averne cura costante, anche se il termine manutenzione porta con sé un'accezione negativa, perché solitamente arriviamo alla manutenzione di ciò che ormai è già un po' rovinato. Così, nel primo racconto, quello che dà titolo al libro, sotto un temporale così violento da sembrare dentro le mura di casa piuttosto che fuori, fra i lampi che entrano dando trasparenza alle cose, c'è un padre che custodisce nella notte il sonno tranquillo dei due figli. Prima che si addormentino, gli "interrogativi elastici" dei due bambini, capaci di accogliere qualsiasi risposta, liberano i ricordi del padre. I ricordi si accavallano. Dai primi rapporti amorosi, sbagliati nella rigidezza della ricerca delle parole giuste da dire, alla preziosità dell'incontro con la moglie Rosaria, adesso che la manutenzione è necessaria perché il rapporto, di cui riemerge, passo passo, il valore della spontaneità dell'accadere, è malridotto. Non ha così più senso chiedersi il significato di amare. Cade il senso del tormento di rispondersi, scegliendo l'apertura dell'interrogativo elastico. Ma non è questo il tono di tutto il libro, l'amore non è ovunque. C'è anche la morte, evento atteso o inatteso, nella descrizione del modus vivendi della classe media meridionale. È un raccontare tanto reale quanto surreale, che affascina con gli espedienti della narrazione, nell'amplificazione di sentimenti già estremi. Accade tutto grazie alla prospettiva diretta della lente di metafore costruita da Pascale, che riesce benissimo ad allargare la potenza della sensibilità anche per l'immediatezza di comunicazione della prima persona narrante. Affascinati dal bilico fra l'onirico e il reale, pare possibile assorbire saggezza di giudizio per un'analisi solitamente difficile come quella della storia sociale contemporanea. Abbiamo l'occasione di considerare quello che ci sta accadendo e quello che ci è da poco accaduto; un'occasione che di regola si concede solo a distanza di anni, in età avanzata, quando si amplifica la capacità di giudizio, ingrandendo i dettagli nel restringersi dell'orizzonte di tempo e spazio, nel limitarsi del raggio d'azione individuale. Tutto questo, nello spazio di poche pagine e nel tempo di leggerle..

 

 
 

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